Quando si parla di bilancio di sostenibilità, il pensiero va spesso a documenti molto lunghi, tabelle, sigle come GRI ed ESRS e una grande quantità di numeri da interpretare.

Eppure, dietro quei dati ci sono informazioni capaci di raccontare un percorso: emissioni e consumi, comunità coinvolte, un intero sistema produttivo che si evolve.

Ed è qui che entra in gioco il data storytelling: una pratica che permette di trasformare numeri e informazioni complesse in un racconto più chiaro, accessibile e significativo per chi legge.

Il numero da solo non basta

Un dato isolato è muto. Dire “abbiamo ridotto le emissioni del 23%” significa poco se non è inserito in un contesto che permetta di comprenderne il significato.

Lo stesso numero, se raccontato con un’infografica che mostra il percorso fatto negli ultimi anni, magari messo a confronto con dati precedenti o riferimenti capaci di restituirne la scala, diventa più immediato, comprensibile e memorabile.

Il bilancio di sostenibilità, oltre a rispondere, per le aziende interessate, a specifiche esigenze normative e di rendicontazione, può diventare anche un’opportunità per raccontare chi è, cosa ha fatto e dove vuole andare.

Chi lo sta già facendo bene

Alcuni esempi aiutano a capire la direzione.

Esselunga, per esempio, oltre al bilancio ESRS “ufficiale” destinato alla rendicontazione, pubblica ogni anno un documento parallelo, “Il nostro impegno”, pensato per il grande pubblico: sintetico, graficamente curato, costruito per rendere le informazioni più immediate e accessibili.

C’è poi chi applica al bilancio la propria grammatica di sempre. IKEA porta nel suo report di sostenibilità la stessa logica del libretto di istruzioni che accompagna ogni suo prodotto: spiegazioni brevi, un concetto alla volta, dati raccontati attraverso prodotti reali del proprio catalogo invece che attraverso enunciati astratti.

L’obiettivo è sempre lo stesso: rendere leggibile ciò che è complesso, un passaggio alla volta.

Andando oltre i canoni del reporting tradizionale, Patagonia supera il formalismo del bilancio d’esercizio scegliendo l’essenzialità: niente infografiche elaborate, solo fotografie e cifre a caratteri cubitali. La potenza comunicativa non è affidata alla costruzione grafica, ma alla cruda grandezza del dato.

Microsoft fa l’esatto opposto: trasforma gli stessi dati sulle emissioni in una dashboard interattiva in stile Power BI, filtrabile per area geografica o categoria di impatto.

Modi diversi di comunicare la stessa cosa, con un unico obiettivo: rendere accessibile la complessità.

L’arte di umanizzare il dato

Per capire fin dove può spingersi questa disciplina, basta guardare all’information design d’autore.

Federica Fragapane, information designer conosciuta a livello internazionale, ha uno stile riconoscibile: forme organiche, quasi disegnate a mano, colori delicati, composizioni che sembrano illustrazioni più che grafici.
Il suo approccio mostra come anche un dato ambientale o sociale possa essere restituito attraverso un linguaggio visivo capace di renderlo più vicino, leggibile e umano.

Giorgia Lupi, oggi partner di Pentagram, è invece la co-ideatrice del manifesto del “Data Humanism” e autrice del progetto Dear Data: un anno passato a trasformare aspetti della propria vita quotidiana in cartoline disegnate a mano, ognuna un piccolo dataset personale.

L’idea di fondo, che si può applicare anche a un bilancio di sostenibilità, è questa: dietro ogni numero c’è sempre una persona, un luogo, una scelta concreta.

Da dove iniziare?

Non serve trasformare il report in un’opera d’arte per essere efficaci.
Si può partire da quattro accorgimenti concreti:

  1. Individuare i dati che raccontano davvero il percorso dell’azienda. Non tutti i dati hanno lo stesso peso: alcuni sono più significativi di altri per comprendere l’evoluzione, gli obiettivi e i risultati raggiunti.
  2. Usare il confronto e la scala per dare un senso concreto ai numeri, invece di lasciarli isolati.
  3. Scegliere un linguaggio visivo coerente con l’identità del brand. Colori, tipografia, infografiche e modalità di rappresentazione possono contribuire a rendere riconoscibile anche il modo in cui un’azienda racconta i propri dati.
  4. Quando possibile affiancare al documento tecnico una modalità di racconto più sintetica e narrativa, pensata anche per chi non è addetto ai lavori.

Conclusioni

Il valore di un bilancio di sostenibilità non dipende soltanto dalla quantità di informazioni che contiene, ma anche dalla capacità di renderle comprensibili e significative per chi le legge.

Comunicare i dati non significa semplificarli fino a perdere il loro significato. Significa trovare il modo giusto per dare loro contesto, forma e voce, trasformando la complessità in un racconto capace di avvicinare aziende e persone.

Rendere accessibili i dati significa trasformare la complessità in un racconto chiaro, coerente e riconoscibile. È ciò che facciamo anche in Hubic, mettendo in relazione competenze ESG, design e comunicazione.
Se vuoi raccontare il percorso di sostenibilità della tua azienda in modo chiaro e consapevole, contattaci.

Scritto da Alessia Porro
Graphic designer
// Web designer

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