Abolizione Parity Rate: si andrà verso la disintermediazione?

Come ben saprete lo scorso 6 Ottobre  è stato votato favorevole, alla Camera dei Deputati, l’emendamento che annullerebbe la cosiddetta clausola Parity Rate. Il voto è stato quasi unanime con 434 deputati a favore e soltanto 4 contrari. Ma la maggior parte degli albergatori italiani dovrà aspettare ancora un po’ per gioire dell’effettiva abolizione poiché l’emendamento dovrà ancora passare dal Senato per la ratifica definitiva.

Cos’è la Parity Rate?

La Parity Rate è una clausola presente nei contratti stipulati tra gli hotel e le cosiddette OTA, le Online Travel Agency tipo Booking.com, Expedia e HRS per citare le più famose. Il vincolo, nell’ultima sua forma, prevede il divieto per  le strutture alberghiere ed extra-alberghiere di pubblicare sul proprio sito web un prezzo inferiore rispetto a quello pubblicato sui portali di prenotazione online, anche se è possibile tuttavia presentare offerte differenti su differenti siti di booking online. Ma questa restrizione è limitata solo ai canali online: gli albergatori possono effettuare sconti o presentare prezzi inferiori ai portali tramite i canali offline, quali telefono, fax, presenza diretta.

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Chi sostiene l’abolizione della Parity Rate?

Il principale sostenitore dell’annullamento della clausola è stato Alessandro Nucara (Federalberghi), il quale, dopo la stangata ricevuta ad Aprile quando l’Antitrust aveva esaminato e confermato la Parity Rate, riesce a trovare in Tiziano Arlotti (Partito Democratico) un fedele alleato. Infatti, è proprio il deputato del Centrosinistra a farsi ambasciatore e a portare l’emendamento alla Camera. Come scritto precedentemente, tale emendamento è stato accolto in maniera favorevole da quasi la totalità dei presenti alla seduta e per questo lo stesso direttore generale di Federalberghi si dichiara molto soddisfatto e si aspetta che in questo modo le imprese ed i consumatori siano avvantaggiati, andandosi a sviluppare un mercato più libero ed efficiente. E’ proprio questo il punto su cui si focalizza la delicata questione per Nucara: senza la clausola e senza le relative restrizioni imposte dai colossi dei viaggi online, le singole strutture avranno più possibilità di sviluppare strategie commerciali personalizzate.

Chi è contrario all’abolizione della Parity Rate?

Ovviamente i principali oppositori all’annullamento della clausola sono i grandi portali di prenotazione online. Primo fra tutti ad essersi messo contro il sopracitato direttore di Federalberghi è stato Andrea D’Amico, Regional Director di Booking.com per il Belpaese, il quale, già all’inizio di quest’anno e successivamente a Settembre durante un’audizione  a Montecitorio, si era esposto per rispondere alle “accuse” di Nucara. Egli sottolinea come sia frammentato il panorama della ricezione in Italia, in cui vi sono più di 157.000 esercizi ma solo 33.000 sono di carattere strettamente alberghiero, e di conseguenza la maggioranza sono piccole o piccolissime strutture che senza l’enorme visibilità data dalle grandi OTA molto probabilmente stenterebbero nel farsi strada in un’offerta così ampia e competitiva. Inoltre lo stesso D’Amico tiene a rimarcare che la presenza nei propri portali non ha fee d’entrata, quindi l’unico costo sostenuto dagli alberghi è la commissione  sulle prenotazioni effettuate, che di media si aggira sul 17%. Quindi un bel risparmio, sempre secondo il suo punto di vista, se si pensa a quanto investono le OTA in visibilità tramite campagne a pagamento.

Disintermediazione?

Molti sperano che, grazie alla cancellazione della Parity Rate, gli alberghi riusciranno finalmente a disintermediare dai portali di prenotazione on line, potendo offrire prezzi più competitivi sui propri siti web, con evidenti risparmi in termini di commissioni sostenute. Dobbiamo però considerare che il prezzo spesso non è un fattore cruciale nelle scelte dei consumatori e che il cliente di oggi vuole informarsi e reperire quante più informazioni possibili ai fini della scelta. Per questo motivo, il viaggiatore è fedele alle OTA che a portata di pochi click riescono a fornire informazioni e dettagli, ivi comprese le recensioni degli altri viaggiatori che come sappiamo ricoprono un ruolo fondamentale nel processo di scelta. Le OTA, inoltre, offrono servizi aggiuntivi e complementari nell’ottica del one-stop-shop (in un unico portale, pianifico e acquisto tutte le componenti del viaggio, dall’aereo all’hotel passando per la macchina a noleggio). Oltre questo, la vera domanda è: per vendere direttamente senza l’ausilio delle OTA, l’albergatore quanto dovrà investire in pubblicità e marketing? In quali canali e con quali strategie? Di quali competenze avrà bisogno? La sfida sarà proprio questa: focalizzare il vero punto di equilibrio tra vendite dirette e indirette, tra costi di pubblicità e costi di commissioni.

E voi che ne pensate?

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