La gestione del team: Capo, Guida o Leader?

In questo articolo vogliamo focalizzare l’attenzione del lettore su di un argomento di vitale importanza all’interno di un’organizzazione: la gestione del team. Le persone all’interno di un’azienda, in tutti i contesti e in tutti i dimensionamenti rappresentano la risorsa più importante e forse la più difficile da gestire. Chi occupa una posizione di coordinamento dello staff, ha il doveroso compito di coordinare in modo corretto il proprio team, aspetto che non si improvvisa ma richiede attenzione e metodologia.

L’azienda come sistema

Innanzitutto è necessario premettere che l’azienda deve essere considerata come un sistema composto da vari elementi che devono coesistere e lavorare in modo sinergico. Il sistema per sua definizione:

  • E’ in equilibrio.
  • I suoi elementi hanno un ruolo ben definito.
  • Al suo interno si sviluppano sinergie.

A differenza di un insieme quindi, gli elementi di un sistema sono perfettamente in sinergia e vivono del lavoro dell’altro. Tra i vari elementi del sistema si colloca sicuramente quello del personale o meglio del sistema persone. Tale sistema necessita di coordinamento, ma come? Esiste un metodo?

Lo stile del capo

Tra le varie modalità con cui viene gestito un team possiamo trovare 4 tipologie di stili:

Il Capo che comanda

  • Il capo vuole avere tutto sotto controllo quindi utilizza uno stile dittatoriale.
  • I collaboratori non hanno autonomia e vengono irritati e demotivati. Le prestazioni sono scarse e di poco impegno.

Controllo del capo = 100%

Autonomia dei collaboratori = 0%

Il Capo che persuade

  • Il Capo espone la sua idea e si aspetta che venga accettata così come é.
  • Il collaboratore sorride e si affretta ad eseguire le istruzioni che gli sono state demandate.

Controllo del capo = 66%

Autonomia dei collaboratori = 33%

Il Capo che discute

  • Il Capo e i collaboratori discutono di un’idea, di una nuova strategia d’azione, ma i due punti di vista sono sullo stesso piano.

   Per arrivare ad una decisione “democratica” c’è una gran perdita di tempo e di energie.

Controllo del capo = 33%

Autonomia dei collaboratori = 66%

Il capo che abdica

  • Il Capo lascia che i collaboratori se la cavino da soli. Il capo si dedica ad altri compiti e lascia in piena autonomia i propri collaboratori.
  • I Collaboratori avranno mediocri o scarse prestazioni perché non sono guidati.

Controllo del capo = 0%

Autonomia dei collaboratori = 100%

In tutti gli stili proposti, è evidente che ci sono dei punti di forza e dei punti di debolezza fino ad arrivare a stili molto sbilanciati. Infatti, lo stile migliore per la gestione di uno staff, si realizza con un approccio diverso, un approccio da “allenatore” o meglio da “coach”.

Il Coach – le regole d’oro

coach

Il Coach deve avvalersi di alcune regole fondamentali per gestite al meglio il proprio staff. Senza voler entrare nelle dinamiche specifiche di Business Coaching (né a maggior ragione in quelle di Life Coaching) e senza urtare la sensibilità dei numerosi professionisti Coach certificati, di seguito viene proposta una sintesi delle regole che un buon Coach dovrebbe adottare in azienda, con l’obiettivo quindi di offrire semplicemente spunti di riflessione su tale tematica.

  1. Individua un obiettivo Personale e di Gruppo

Una buona guida traccia il suo obiettivo personale agganciandolo a quello del team. La somma degli obiettivi dei collaboratori determinerà l’obiettivo di gruppo e l’obiettivo personale del coach. E’ necessaria in questa fase comprendere quali sono i sogni dei collaboratori, le esigenze e tarare degli obiettivi di conseguenza.

  1. Lodare

Il coach non può e non deve dare mai per scontato i miglioramenti che può fare un membro dello staff. E’ necessario incoraggiare e lodare nel caso sia stato fatto un buon lavoro. Ognuno di noi ha bisogno anche di sentirsi dire che il lavoro è stato svolto correttamente. Non dare mai per scontati i miglioramenti, i piccoli passi in avanti.

  1. Correggere

Il coach deve correggere utilizzando tatto e tecnica. E’ necessario far capire l’errore e cercare la soluzione insieme alla persona. La comunicazione che viene utilizzata in questa fase è di fondamentale importanza. La congiunzione “Ma” ad esempio dovrebbe essere eliminata. Ad esempio: “hai fatto un bel lavoro e io farei anche….”

  1. Incoraggiare

Il team ha bisogno di essere continuamente incoraggiato e spronato al raggiungimento dell’obiettivo preposto e condiviso. Il buon coach è colui che parla anche dei propri errori, che incoraggia continuamente e che fa domande invece di impartire ordini.

  1. Sincerità

La comunicazione verso il team deve essere chiara e trasparente. Essere diretti e chiari agevola il processo di comunicazione e alimenta la fiducia verso il coach oltre che ad accrescere il processo di leadership.

  1. Divertirsi

In un team deve farsi largo anche una componente di divertimento senza ovviamente intaccare l’operatività. Il coach deve trasmettere passione, divertimento in quello che svolge e non possono mancare i momenti di svago e di relax.

  1. Azione

Il coach si deve impegnare con le risorse, deve agire davanti alle problematiche. E’ una persona attiva, che gestisce e risolve le situazioni con lo staff dandone per primo l’esempio.

  1. Crescita personale e di gruppo

Il coach deve favorire la formazione del gruppo e deve formarsi e aggiornarsi in via personale. E’ necessario creare un processo di formazione e di informazione all’interno del team. Questo processo operativamente può essere svolto tramite riunioni di staff, la diffusione di articoli di interesse per l’azienda e favorendo la partecipazione a corsi di formazione professionale.

  1. Duplicare

Un’altra importante azione del coach è quella della formazione e duplicazione di modelli di lavoro che saranno poi alla base dell’organizzazione.

“Un capo qualunque fa sì che gli altri pensino che il capo sia straordinario.

Un capo straordinario fa sì che gli altri pensino che loro stessi siano straordinari.”

                                                                                                                                            Hagerty

Come si nota dai punti riportati sopra, il mestiere di colui che coordina un gruppo di persone non è affatto semplice ma deve essere svolto con metodo, dedizione e professionalità. Un’organizzazione che vuole crescere sul mercato non può fare a meno di porre attenzione a tali dinamiche. Capo, guida o leader? Meglio COACH!

E tu come gestisci il tuo team?

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